La vita musicale di ogni artista segue spesso percorsi astrusi e arzigogolati a prescindere dalle reali capacità di ciascuno. Potenzialmente, coloro i quali conservano dentro un talento smisurato e lo coltivano, dovrebbero emergere sempre e vivere della loro attitudine. Molti paesi del nord hanno raggiunto una tale consapevolezza in questo senso, che provvedono al mantenimento dei loro talentuosi artisti con uno stipendio mensile di default. Avere talento e coltivarlo, significa avere qualità così elevate da apportare beneficio e benessere all’intera comunità con la propria espressione artistica.  L’intento di questa mia considerazione, non è certo quello di azzardare un paragone col mondo degli artisti nel nostro bizzarro paese, dove una notizia del genere produrrebbe all’improvviso un numero di talenti straordinario, ma inorgoglita dal fatto di aver incontrato da poco forse uno dei più eclatanti fenomeni di talento smisurato, anche se sconosciuto, mi è venuta una gran voglia di scriverne e di approfondire il caso, attraverso una delle mie interviste da inviata.

Giuseppe Costanzo, classe 1973, è un pianista dalla carriera brillante e piena di speranze, tra i migliori allievi di Maria Golia della quale non credo di dover specificare nulla, visto che si tratta di uno dei migliori biglietti da visita che un pianista possa presentare. Si perfeziona con Maria Giovanni Walter Calisi, Verena Pfenninger, Aldo Ciccolini, Francesco Cipolletta, Hugo Schaller e si distingue in tutta Europa con concerti da solista in sale di prestigio e in cartellone con musicisti del calibro di Christian Zaugg e Philipp Mayer. Riceve elogi, menzioni speciali, standing ovation, ma ad un certo punto qualcosa cambia… Facciamoci raccontare da lui.

M° Costanzo, qual è il primo ricordo musicale che riesce a focalizzare?

Una pianolina arancione della Bontempi.

Che cosa pensava di trovare nella musica e quale importanza dava allo studio del pianoforte all’inizio?

Nella musica pensavo di trovare riparo e conforto, dando importanza totalizzante allo studio.

In che senso riparo e conforto?

Riparo, forse, da un rapporto burrascoso con mio padre sin dai primissimi anni di vita.

Quante ore di studio quotidiane dedicava allo strumento?

Il più possibile a discapito di qualsiasi svago di bimbo e senza orologio mai.

Come conciliava la vita da studente, bambino attivo, appassionato di sport e varie attività extrascolastiche, alla musica?

La musica tutta e in particolare lo studio del pianoforte, mi aiutava a raggiungere risultati migliori nelle attività sportive che in seguito sarebbero diventate agonismo e competizione “in me stesso” e di conseguenza con gli altri. (Ricordando, con questa espressione, il significato del verbo cum petere ovvero cercare, approfondire la conoscenza in se stessi per condividerne i benefici, migliorare la qualità del fare.)

Mi parli dell’incontro musicale che ha cambiato la sua vita.

La Signora (emozionandosi).

Chi è la Signora?

Sua Maestà Maria Golia (con grandissima riverenza e dinuovo lacrime per il profondo affetto).

Che cosa ha rappresentato per lei l’incontro con Maria Golia?

Una meta. Il suonare solo per darle gratificazione. Un ambiente protetto dove trascorrere i miei pomeriggi.

Perché, alla fine non ha mai tagliato i ponti col mondo delle note, nonostante sia poi diventato un imprenditore lontano dagli ambienti musicali?

Perché per me è impossibile. Il mio cervello è rimasto mappato, condizionato da un’infanzia trascorsa sui tasti bianchi e neri.

Facciamo un gioco…Mi associ i suoi ascolti musicali ai momenti della giornata che vado a citarle:

in auto Trance Music

mentre cucina Concerti brandeburghesi

sfogliando social Jean Michel Jarre

prima di addormentarsi Rachmaninov

in compagnia della sua fidanzata ancora Rachmaninov

la colonna sonora dei suoi sogni notturni la Ciaccona di Bastiano (come il M°Costanzo chiama simpaticamente Johann Sebastian Bach)

A proposito di Bach… Si narra che lei, sin da bambino, venisse soprannominato Glenn. Ci racconta qualcosa in merito?

Non sono mai stato assolutamente degno di portare il nome del grande Gould, ma forse mi soprannominavano così perché prediligevo suonare appollaiato e ricurvo su una sedia, piuttosto che sullo sgabello del pianoforte, quindi senza regolazioni. Inoltre sceglievo prevalentemente opere pianistiche di Bach come il grande Gould.

Si narra che l’esecuzione della sua Ciaccona fosse mirabile. Che esperienza visse, ad interpretare quest’opera monumentale sul palco del Conservatorio di Torino, poco più che ragazzo?

Una sfida con me stesso, affrontando un’opera che ancora oggi considero interpretata ed eseguita in modo del tutto scorretto anche dai più grandi pianisti di fama mondiale.

Ha dedicato gran parte della sua vita alla Trance Music. Mi spieghi meglio…

E’ molto semplice. Negli anni della mia adolescenza iniziano a nascere i sintetizzatori alla portata di tutti.

Come si è accostato alla musica da discoteca?

Con l’avvento dell’elettronica applicata alla musica a me risultava immediato, con poche note e semplici giri armonici, partorire temi che poi sarebbero diventati il vinile nelle gambe di tutti.

Ho visto una sua intervista a Radio Veronica di Torino, ospite di Domenico Brighina, dove lei era special guest al Maracaibo col pubblico in visibilio e presenta un suo singolo “The Dream-Dreaming” prodotto nientemeno che per la prestigiosa casa discografica SELF in collaborazione con Marco Granitz, Fill Renzi, Marcello Sound e Roberto Lerda. Quindi, nella sua esistenza eclettica lei è stato anche Dj Costanzo.

Ci ho provato!

Sembra che lei abbia vissuto più vite tutte insieme. Vuole spiegarci qualcosa in più delle sue collaborazioni musicali? Alla fine, noi ascoltiamo tutti i giorni le sue dita sulle note di grandi successi, inconsapevoli che dietro l’esecuzione ci fosse lei. Che cosa ci racconta di queste collaborazioni?

All’epoca non esistevano ancora i pacchetti prefabbricati dai computer, ma erano gli anni in cui bisognava proprio fisicamente suonare le note su quelle che si chiamavano “tastiere mute” e quasi tutti i Dj del tempo o i produttori dell’epoca non sapevano suonare e non conoscevano le note e la musica. Mentre per me, ovviamente, risultava facile e divertente e di conseguenza mi sono prestato all’esecuzione di brani che diventarono famosi e che ancora oggi circolano in radio.

Ritornando al suo eclettismo, mi risulta che lei sia stato anche un campione nelle arti marziali vincendo 60 incontri allenandosi alla Dojo Mjura Karate e con pluridecorati campioni del mondo come Ben Aziz; in bicicletta, come punta di diamante della SISPORT FIAT, ottenendo risultati eccellenti in numerose gare; trofei e riconoscimenti internazionali nel modellismo, passione che coltiva da sempre e della quale si è parlato anche in TV in occasione della premiazione di una delle sue numerose creazioni; gare sulle quattro e due ruote. Quanto, lo studio del pianoforte con tutto ciò che comporta (concentrazione, cura del dettaglio, coordinazione psicomotoria, resistenza sulla tastiera ecc., ecc.), può essere stato “supportivo” in tutti gli sport e le passioni ai quali si è accostato durante la sua vita?

Anche se nel gergo motociclistico e automobilistico sono chiamate “gare del salame”, una volta chiusa la visiera, sia che si corra al Mugello contro Valentino Rossi o in piccole realtà insieme ad altri pazzi scatenati,  l’agonismo, la competizione e la concentrazione devono essere obbligatoriamente ad altissimo livello perché si mette in gioco la propria vita e correre con dei bolidi con “cavallerie” spropositate fa sì che l’attenzione non possa mai venir meno, sebbene ci si senta stupidi perché, alla fine, come premio c’è magari solo un treno di gomme. Lo studio della musica ed in particolare quello del pianoforte, che educa la mente ad evitare distrazioni e conservare un livello di concentrazione elevatissimo, forse mi hanno sempre aiutato a riportare la “pellaccia” a casa invece che all’ospedale.

Un’ ultima domanda. Il suo rapporto con la velocità mi incuriosisce. Mi può spiegare meglio? Quali parallelismi esistono tra velocità sulla tastiera e velocità in pista?

Affrontare curvoni a 240 km orari o staccate (frenate) oltre i 300, obbligano ed impongono concentrazione, preparazione ed allenamento analoghi a lanciarsi su un si bemolle lontano col quinto dito con sicurezza e precisione senza alcuna sbavatura.

La ringrazio per il tempo che mi ha dedicato e spero di risentirla presto in qualche sala da concerto!

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