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Non posso negare che negli ultimi anni sia particolarmente attratta dalla creatività di compositori che sopravvissero agli orrori della guerra e/o a quelli di regime. Il prodotto di tale indicibile sofferenza è quasi sempre la realizzazione di una musica non solo di grande profondità, ma soprattutto capace di toccare la nostra sensibilità, a volte addirittura urtandola. E’ chiaro che queste caratteristiche si possono trovare talvolta in compositori che non hanno mai vissuto periodi storici troppo complessi, ma personalmente avverto sempre una struggente, inequivocabile intensità nella musica partorita dal dolore inflitto da disagi storico-politico e sociali pesanti. Lutosławski, che nacque a Varsavia nel 1913, fa parte di questa schiera di compositori: uno di quelli che, per compiacere le esigenze del partito, compose jingle e canzoni patriottiche che gli consentirono di sbarcare il lunario e, nel frattempo, di meditare e realizzare uno stile e un tipo di scrittura che meglio lo rappresentasse; un modo di scrivere prevalentemente sobrio, raffinato e solo in apparenza, di facile approccio. Pare che lui stesso dicesse di usare la sua musica per “catturare le anime” ovvero per raggiungere il lato più intimo e recondito dell’ascoltatore. Nonostante facesse uso di famosi temi popolari polacchi per esigenze di regime, non fu mai interessanto all’etnomusicologia come Szymanowski per esempio e solo a partire dal 1956, grazie all’istituzione del Festival autunnale di Varsavia della musica contemporanea, Lutosławski fu in grado di iniziare a comporre la musica che voleva. In realtà il suo Concerto per orchestra completato nel 1954, pur restando forse il suo pezzo più celebre (scritto per Kristian Zimerman), non rappresenta la sua vera vena compositiva. Vena che condusse il compositore polacco a trovare soluzioni originali e personali alle questioni musicali e di identità che misero in crisi quasi tutti i compositori del ’90. A partire dalla Musique Funèbre, del 1958, senza abbandonare le strutture del vecchio stile, Lutosławski seppe trasformare suoni e tessiture in nuove ed eleganti suggestioni, lasciando all’ascoltatore il piacere di abbandonarsi all’incanto delle sonorità estatiche, impalpabili e alle vibrazioni più intime. Per questo non si può rinunciare all’ascolto della quarta sinfonia, in un unico movimento, straordinario capolavoro orchestrale al quale aggiungo il Concerto del ‘54 ascoltabile attraverso questo link https://www.youtube.com/watch?v=eLLS0oatUEA&t=187s e una piccola raccolta di pezzi per giovani pianisti decisamente “gustosa” oltre che utilissima sotto il profilo didattico https://www.youtube.com/watch?v=TYciZOgjItQ.

Buon ascolto!

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